Sant'Elia Fiumerapido

 

Provincia di Frosinone, abitanti 6.156, superficie Kmq 40,84, altitudine m. 150

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Sant'Elia

Le Chiese

SANTA MARIA LA NOVA è la chiesa madre, la parrocchiale di Sant’Elia, ricca di storia e di arte. La sua prima costruzione risale al 1250, quando un sacerdote, Don Leonardo Infante da Sant’Elia, la edificò, dotandola di un fondo, di libri e di arredi, a sue spese, entro la pertinenza della parrocchia di San Biagio, di cui prenderà a mano a mano l’importanza e il titolo di “matrice”. Un voluminoso ampliamento fu apportato nel 1700, quando vi furono trasferiti molti elementi, altari, della chiesa di San Biagio, poco distante e votata all’abbandono. Nei lavori di ampliamento furono adoperate pietre di risulta della chiesa di Sant’Elia Vecchio, di San Michele e delle antiche mura di cinta di Sant’Elia medievale.

Oggi la Chiesa di Santa Maria La Nova si presenta architettonicamente importante. All’esterno dominano il caratteristico campanile a orologio tatragonale, la duplice scalinata, la facciata ad intonaco arricchita da un portale in pietra scolpita e da una meridiana. All’interno la chiesa consta di tre navate, con predominio di volte ad arco tondo, di tipo romanico. La navata centrale è articolata in quattro campate. Presso l’altare del Rosario si conservano tavole lignee rotonde, del diametro di trenta centimetri, con pitture del Milleseicento rappresentanti i Misteri del Rosario. Nei pressi è il sepolcro della famiglia Tornei. Sull’altare di San Giuseppe si può ammirare una tela del Settecento raffigurante la Sacra Famiglia in Egitto. Nei pressi è il sepolcro della famiglia lucci. Sull’altare delle Anime del Purgatorio, che, reca la data del 1714, è una tela raffigurante la Madonna col Bambino e le anime del Purgatorio. Seguono l’altare del Crocifisso e l’altare dell’Assunta con una statua verosimilmente del 1700. Presso di esso è una statua di San Biagio, in una teca di vetro, donata dall’abate Diamare. Il coro, di noce, è opera eseguita su disegno di Pietro Simonetti, disegnatore, nel rifacimento del 1750, della sacrestia di Montecassino.

Notevole pregio va attribuito ad un altorilievo in marmo del 1400, proveniente dalla chiesa di San Biagio, con episodi della Passione di Cristo, collocata sulla parete di sinistra del presbiterio.

La volta della navata centrale è affrescata con pitture di Enrico Risi da Sant’Elia, del 1908: l’Annunciazione, la Visitazione, la Natività.

L’ultima guerra risparmiò grossi disastri alla Chiesa di Santa Maria La Nova, tanto che nel 1945 l’abate Diamare vi poté ufficiare dei riti sacri, essendosi rifugiato in Sant'Elia, fino alla morte avvenuta nel settembre del’45. Qui furono celebrati i suoi funerali, data la totale distruzione ed impraticabilità di Montecassino.

SAN BIAGIO è stata la chiesa principale, arcipetrale, di Sant’Elia tra le più antiche, chiesa madre, matrice, prima ancora di quella di Santa Maria La Nova. Era situata all’ingresso del centro medievale, entrando a destra di Porta Napoli. La sua costruzione è stata riattata ad altro uso: oggi è sede del Municipio e dell’antica chiesa sono testimoni solo alcuni resti. Nell’attuale ufficio dell’anagrafe è rimasto un soffitto, a volta, con preziosi affreschi fatti di motivi decorativi, ornamentali, geometrici e di un disegno centrale raffigurante l’Ascensione o Trionfo di Maria. In uno stipite del corridoio, al piano terra del Comune, si può ammirare un affresco, di stile benedettino, con disegno di figura giovanile, stilizzata nei lineamenti, con aureola e libro. La chiesa di San Biagio, che primieramente era dedicata a San Giovanni Evangelista, aveva otto altari. Nell’altare maggiore era una grande ancona disegnata da Marco Mazzaroppi. L’ancona, insieme a cinque altari e ad altri cimeli, fu trasferita alla chiesa di Santa Maria La Nova e fu purtroppo coperta da altra pittura. L’importanza e l’uso della chiesa di San Biagio sono andati sempre più scemando, fino all’abbandono totale e all’interdizione, alla fine dell’Ottocento. L’ampliamento della Casa Comunale ha inglobato totalmente quella che, prima di essere soppiantata da Santa Maria La Nova, fu la più importante chiesa di Sant’Elia.

SAN CATALDO è chiesa antichissima e risale alla colonia di Greci che si stabilì a Nord di Sant’Elia, fuori le mura cittadine, verso la fine del secolo X. San Cataldo era stato, nei primi anni della Cristianità, vescovo di Taranto, donde pervenne la suddetta colonia greca. Dell’antica chiesa si vedono, oggi, penosi resti, che pure rivelano un importante impianto strutturale architettonico: una navata coperta a volta, la cupola, nicchie laterali e una prevalenza dell’arco a tutto sesto. Nel 1865 fu restaurata. Nell’ultima guerra mondiale fu devastata. Oggi è un ammasso di macerie e usata da privati come pollaio. Perché non recuperarne l’impianto architettonico per farne un pubblico edificio?

La chiesa di SAN SEBASTIANO si trova menzionata negli atti canonici del 1571. Nel 1609 fu sede di una Confraternita della Pietà che aveva il compito di seppellire i poveri. Oggi la chiesa si presenta a tre navate, lunga metri 26,10 e larga 20,65. L’altare maggiore, ricco di marmi, è sormontato dalla statua dell’Immacolata. L’abside è stata affrescata da Giovanni Bizzoni, con disegni del Martirio di San Sebastiano. Ci sono statue del 1700, di cui la più pregevole è la statua della Madonna della Cintura. Vi è inoltre una statua della Madonna delle Grazie, che ogni anno, ormai per lunga tradizione, la seconda domenica dopo Pasqua, viene portata in processione nel Santuario di Casalucense, dove si trova il modello originale della statua. Il volto architettonico esterno della chiesa era marcatamente ed elegantemente di stile barocco, fino ai restauri post-bellici, con i quali ha assunto un aspetto eclettico, poco espressivo ed opaco, tuttavia ravvivato dal ridente parco comunale.

SANTA MARIA MAGGIORE è la chiesetta antica sita nella omonima contrada. Nel testamento del 1250, con cui il prete Don Leonardo Infante fondava la chiesa di Santa Maria La Nova, viene menzionata col nome di Santa Maria de Maione. Oggi è conservata e molto apprezzata per i suoi numerosi affreschi. Sulla lunetta sovrastante la porta d’ingresso, nella parete laterale Sud, è raffigurata la Vergine Madre con il Bambino benedicente in braccio, tra San Benedetto, che tiene nella mano sinistra la sua Regola, e l’Arcangelo Michele. Gli affreschi interni, numerosissimi, sono di vari periodi, tra il ‘200 e il ‘500. Lo studio e la presentazione degli affreschi di Santa Maria Maggiore meritano da soli un intero volume!

SANTA MARIA PALOMBARA è una chiesa, oggi in gravissimo stato di abbandono, sulla via che da Sant’Elia va a Valvori. Ha una struttura architettonica semplice, di modeste dimensioni a forma quadrangolare, metri 6,40 per 4,30. Varrebbe la pena conservare questa chiesa per i suoi affreschi risalenti al XV secolo.

LA CHIESA DI OGNISSANTI è sita in prossimità del paese, sulla via che accede da Cassino, all’incrocio per Portella. E’ un’altra chiesa menzionata nel più volte ricordato testamento del prete Don Leonardo Infante, del 1250. Nonostante sia stata riparata nel dopoguerra, giace ora in desolato abbandono, mentre è doveroso salvare il monumento soprattutto per i suoi affreschi. Tra l’altro, notiamo la raffigurazione di Cristo Salvatore con angeli, degli Apostoli e di altri personaggi. Queste pitture sono databili al XIV secolo.

MADONNA DEGLI ANGELI è la cappella, di piccole dimensioni, metri 2,85 per 2,05, appena elevata dal suolo, fuori dell’abitato, lungo la via per Cassino. La chiesetta è discretamente conservata ed è importante per i pregevoli affreschi. Sulla parete di fondo è pitturata la Madonna col Bambino e con gli Angeli. Gli Angeli raffigurati sulla volta sono databili al XVI secolo avanzato.

SANTA MARIA DELL ‘OLIVELLA, detta anche MADONNA DELLE GRAZIE, è chiesa monumentale, sita nella contrada che oggi si chiama Olivella, ma fino a tutto l’Ottocento si chiamava Casale della Valle di Clia, dove Clia sta per Cairo. Imponente la sua facciata, con modanature e lesene in pietra; quattro nicchie con statue di Santi; quattro medaglioni ottogonali con sculture in bassorilievo, raffiguranti i quattro Evangelisti; un portale rettangolare in pietra, sormontato da lunetta fratta e bassorilievo verticale con Madonna e Bambino.

La struttura architettonica interna è lineare, semplice, elegante e solida.

Le due preziosità più rare sono una tela e la statua della Madonna. La tela, di notevoli dimensioni, è del pittore Lorenzo di Caro, che lavorò anche a Montecassino, e rappresenta la Visitazione: particolarmente eleganti e avvenenti le morbide delicate sembianze di Maria e di Elisabetta. La statua lignea della Madonna è ricavata da un tronco di ulivo e risale al 1400. Vivaci i colori. La Vergine tiene con la mano sinistra il Bambino e con la destra un ramoscello di ulivo. Il Bambino benedicente sostiene con la mano sinistra il piccolo mondo sormontato da una croce.

La chiesa è stata ampliata secondo le attuali dimensioni dal 1711 al 1745.

Leggenda, devozione, tradizione e storia si confondono intorno alla Chiesa dell’Olivella. La primitiva cappella, che occupava il sito dell’attuale altare, fu eretta attorno ad un ulivo, su cui si rinvenne la statua della Madonna, arrivata fino a noi. Fu una fanciulla, pastorella del posto, muta, appartenente alla famiglia Cerrone, a cui apparve la Madonna. Il primo miracolo fu la riacquistata parola della giovane, che così poté parlare ai paesani per raccontare l’evento. La gente accorsa trovò la statua della Madonna sull’ulivo dell’apparizione. Per costruire la chiesa fu necessario seguire il disegno formato da una fila di formiche che usciva dall’ulivo. I primi documenti che parlano della chiesa risalgono al 1534 (inventano di Montecassino) e al 1555 (registro delle visite pastorali dell’abate Isidoro Mantogazzi).

Ancora leggenda e tradizione avvolgono la figura di Sant’Isidoro Agricola, il santo madrileno protettore dei contadini. Una notte tempestosa, la piena del torrente Rio Secco travolse a valle, fino a San Germano, Cassino, la statua del Santo. I Sangermanesi non vollero restituire la statua, come se gli elementi della natura avessero loro fatto di forza questo sacro dono. In cambio, però, assunsero l’onere di ricondurre all’Olivella la sta tua di Sant’Isidoro una volta l’anno, la prima domenica di maggio e con l’impegno di arrivare in territorio santeliano prima della mezzanotte, pena la restituzione del simulacro. In tali occasioni avvenivano contrasti tra i fedeli: quelli di San Germano affrettavano il passo per arrivare in tempo, quelli di Olivella infrapponevano ogni sorta di ostacolo per rallentare la marcia degli “avversari”.

Una tradizione ancora viva e attuale riguarda la processione della Madonna dell’Olivella.

 

IL SANTUARIO DELLA MADONNA DI CASALUCENSE, è situato nella contrada omonima. Vi si accede per un sentiero amenissimo e verdeggiante, che ti fa avvertire il silenzio del riposo e del mistero, dove si confondono voci provenienti dai lontani Sanniti, dai Romani, dai medievali Benedettini. L’ultima visita che abbiamo fatto, nel pellegrinaggio conoscitivo attraverso i paesi della Comunità Montana Valle del Liri, è stata d’autunno, insieme al Prof. Di Cicco di Valleluce: Casalucense, d’autunno, è un trionfo di colori, che non altera, ma rende più crepuscolare l’atmosfera di raccoglimento, di pace, di preghiera. Abbiamo incontrato due giovani monaci, col semplice saio addosso, una corona tra le dita, la voce sommessa, gli occhi limpidi, le parole serene d’altri tempi. Sono i frati francescani dell’Immacolata. E da una delle finestre aperte del Convento uno di loro faceva giungere il suono di un violino, che dava uno strano ma non disturbante effetto di estraneità, come il volo silenzioso, a guizzi, di una farfalla su uno sconsciuto paesaggio.

La Chiesa-Convento-Santuario di Casalucense si chiama anche di Santa Maria delle Grazie o delle Indulgenze, perché infinite sono le grazie che i fedeli attribuiscono a quella Madonna e perché le autorità religiose hanno privilegiato quella chiesa di numerose indulgenze.

L’interno architettonico e pittorico ha del grandioso, per gioco di volumi, per proporzioni, per colorazioni. Gli affreschi del Bizzoni ricoprono gran parte delle pareti, con un ricco ciclo pittorico dedicato alla Madonna. I predetti affreschi furono terminati nel 1960. La primitiva fabbrica della chiesa è anteriore al 1400. Fu restaurata nel 1860 e ampliata, secondo l’attuale struttura, nel 1865. Nel Santuario è custodita la statua della Vergine col Bambino, attribuita ad artista del Trecento.

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