Sant'Ambrogio sul Garigliano

 

Provincia di Frosinone, abitanti 1.019, superficie Kmq 8,59, altitudine m. 137

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COMUNI

La Storia

Il nome di Sant’Ambrogio deriva dalla chiesa attorno alla quale, circa nell’anno Mille, la popolazione venne raggruppata dagli abati cassinesi. Il secondo nome è stato aggiunto nel 1862 per distinguerlo da altri centri omonimi.

Nella zona i benedettini avevano già costituito una serie di insediamenti religiosi e rurali, uno dei quali, dedicato a Sant’Ambrogio, è menzionato per la prima volta in documenti del 961. Una volta ottenuto in donazione dai principi longobardi il vasto territorio del cassinate, i monaci raccolsero gli abitanti in villaggi che furono fortificati nel corso dell’XI secolo. Sempre molto stretto fu il rapporto con i benedettini che esercitavano i loro diritti feudali, come ci viene descritto dall’abate Bernardo nel 1275: gli ambrosiani dovevano versare la decima parte dei prodotti della terra e la terza del vino, ma potevano pascolare liberamente il loro bestiame.

 

Abitanti: Ambrosiani

Festa patronale: San Biagio

Frazioni e Località: -

Comuni limitrofi del Lazio: Sant'Apollinare, Sant'Andrea

Distanza da Frosinone Km. 63

Autostrada: A1 San Vittore

Buona parte del territorio, sebbene pianeggiante, era ancora boscoso e quindi veniva facilmente concesso dagli abati ai loro coloni perché fosse progressivamente bonificato.

Successivamente si obbligarono gli abitanti di Sant’Ambrogio a pagare la somma di 160 soldi amalfitani per il fitto dei terreni loro concessi. La comunità migliorò progressivamente le proprie condizioni fino agli inizi del Cinquecento, quando fu coinvolta nelle guerre tra spagnoli e francesi. Il paese venne occupato per diverso tempo da Braccio da Montone, condottiero papale, i cui soldati depredarono gli abitanti. In seguito a questi avvenimenti Sant’Arnbrogio si spopolò. Nel Seicento il paese fu duramente colpito dalla peste.

All’inizio dell’Ottocento, avendo meno di mille abitanti, venne soppresso il comune e gli abitanti passarono sotto l’amministrazione di Sant’Apollinare: in quegli anni si persero zone consistenti del territorio. Nel corso dell’Ottocento Sant’Ambrogio fu coinvolto negli avvenimenti risorgimentali e negli episodi del brigantaggio. Il centro si spopolò ulteriormente: l’emigrazione verso l’estero fu massiccia. Solo durante gli anni Venti il Garigliano venne scavalcato da un moderno ponte che facilitò le comunicazioni con altri paesi e città.

Durissime sono state le condizioni di vita degli abitanti di Sant’Ainbrogio durante la seconda guerra mondiale, quando la linea del fronte si attestò lungo il Garigliano. I tedeschi posero nel centro urbano e in diverse località di campagna i loro comandi operativi. Sant’Ambrogio fu uno dei primi paesi a essere liberato dagli alleati, quando ormai era quasi completamente distrutto. Il dopoguerra fu molto duro, la ripresa lenta e difficile: molti ambrosiani furono costretti a emigrare.

Dopo il terremoto del 1984, il paese è sta to ricostruito e dotato di tutti i servizi moderni.

Situato all’estremo lembo della provincia, Sant’Ambrogio sorge sopra una collina, definita da Ferdinando Soave “piena di luce e di sole”. E un centro vivace, animato da molte manifestazioni culturali e sportive organizzate specialmente d’estate. Di antico non rimane alcunché: le opere d’arte presenti nella Chiesa di San Biagio, un Crocifisso del Trecento e un altare barocco, provengono dalla Chiesa di Sant’Eligio di Aversa. Nel borgo di San Rocco sorge una stele a ricordo di 39 vittime della guerra. Si sale sul colle fino alla Chiesa di San Biagio su una strada costeggiata da abitazioni riammodernate dopo il terremoto.

Le colline circostanti sono ricche di boschi cedui; la pianura, attraversata dal Liri e dal Gari che proprio a Sant’Ambrogio confluiscono formando il Garigliano, è caratterizzata da vasti pioppeti, aspetto rilevante dell’agricoltura locale.

La gran parte degli abitanti lavora nelle fabbriche del cassinate, l’agricoltura, malgrado la fertilità dei suoli, si è ridotta notevolmente d’importanza. Non pochi lavorano nel terziario; sono sorte alcune piccole imprese edili.

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