Fontana Liri

 

Provincia di Frosinone, abitanti 3.318, superficie Kmq 15,98, altitudine m.150

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FONTANALIRI

FONTANA LIRI NELL ‘ETÀ DI MEZZO

In un atto notarile del luglio 1006 dell’Archivio di Montecassino, pubblicato nel 1897 da Alessandro Magliari, si cita un Giovanni del fu Albino, abitante nel territorio di Arpino “nella località denominata castellu zupponi’. L’indicazione del toponimo come di una semplice località fa ritenere che la costruzione difensiva, realizzata nell’alto medioevo sulle più antiche murature di una villa romana, fosse già pressoché scomparsa. Riguardo al termine Zupponis, si è ipotizzato, ma senza dati precisi, che esso potesse riferirsi o al longobardo Zottone, che intorno agli anni 587-589 conquistò la zona, o a un certo Suppone (forse il duca di Spoleto dell’822). La più tarda espressione castrum Scipionis (che riguardava il borgo di Fontana Liri superiora e in particolare il castello medievale) è invece, chiaramente, una corruttela del più antico toponimo (Zupponis).

Più storicamente certe sono le notizie sulla “cella’ di S. Maria de Castello Zupponis, testimoniata dal 1110 (Bolla di Pasquale TI), ma la cui fondazione dovrebbe risalire al periodo che va dalla seconda metà del X secolo alla prima metà dell’XI, in cui nel territorio di Arpino è documentato un intenso programma di riorganizzazione fondiaria ad opera dei benedettini, con le celle di S. Silvestro, S. Benedetto de Colle de Insula, S. Lucia, S. Martino, che funzionavano come vere e proprie aziende agricole, ed inoltre con le chiese della Beata Maria Vergine in loc. Le Forme e di SantAndrea, ambedue con monastero.

L’epoca di costruzione del castello medievale è collegata, dopo il Mille, alla diffusione del termine castrum, specifico in relazione al fenomeno del l’incastellamento, più che all’uso del toponimo “Fontana”, per la prima volta indicato nel 1142. Erano gli anni in cui i Normanni percorrevano da conquistatori il Lazio meridionale.

Il castello, poi denominato “Succorte”, sorse sullo scosceso monte di Santa Lucia, intorno al quale furono edificate le case del borgo, a sua volta più tardi circondato da una cerchia muraria.

Ai tempi dei re normanni, fu compilato un elenco di Baroni che sotto il regno di Guglielmo Il il Buono erano tenuti a fornire uomini per la III Crociata. Vi risulta che il feudatario di Fontana, il conte Roberto di Caserta, doveva fornire due militi (che in genere facevano parte del ceto nobiliare). Dopo la crisi provocata da Ottone I Federico II confermò nel 1211 a Riccardo Conti, fratello di Innocenzo III, diversi castelli fra i quali era Fontana.

Successivamente, nel 1221; Tommaso, conte di Caserta, riconfermò diversi benefici (già precedentemente concessi dal suo bisavolo Roberto Maggiore e dal nonno Guglielmo) e ne stabilì altri a “chierici, milites e boni homines di Fontana”, con un documento, basilare per la storia del paese, indicato con il nome di Ascissa atque constituto (conservato nell’Archivio Caetani, 1221, n. 665).

Nell’atto di concessione era prevista una forte ammenda (dieci once d’oro a carico di coloro che, ricoprendo cariche amministrative, non avessero applicato quanto in esso stabilito). Dal documento si comprende che agli inizi dell’epoca fridericiana, si era ormai definita in Fontana la suddivisione nei diversi ceti dominanti, clero, nobili e boni homines (questi ultimi si distinguevano per livello di cultura e per il loro patrimonio). E anche notevole l’intervento del Conte a difesa dei cittadini di Fontana che in precedenza erano stati ingiustamente oppressi, contro quelle che erano le leggi e le buone tradizioni.

Mentre Federico II era impegnato nella quinta Crociata in Terra Santa, un esercito papalino, nel 1229, guidato dal Conte di Campania, piombò su Sora e da qui si impadronì sia di Arpino e di Fontana sia della Marsica. Nello stesso anno Federico Il, ritornato in Italia, riconquistò rapidamente i territori perduti e fra questi quello di Fontana.

Nel 1269 Fontana rientrò nel programma di Carlo I d’Angiò per la riorganizzazione dei castelli di Terra di Lavoro e di Abruzzo. Per essi, si fissavano le qualifiche dei castellani, il numero degli addetti per ogni fortificazione, l’ammontare degli stipendi e si davano direttive in relazione alle riparazioni da effettuare. Il castrum di Fontana vi appare tenuto da un castellano scutifer. I castellani del Castrum Sorelle (Sora) e del Castrum Pescli Falconarie (Arpino) erano milites e avevano quindi una maggiore dignità (una qualifica intermedia era quella di castellano scutifer); tuttavia, il castellano scutifer di Fontana, che aveva a sua disposizione otto inservienti, risulta più importante di quello della Civita Vecchia di Arpino con sei inservienti.

Con un diploma del 7 giugno 1289, Carlo II d’Angiò, riconoscendo i diritti spettanti a Riccardo del castrum di Montenero (situato fra Arpino e Santopadre) su diversi paesi fra i quali Fontana, in base ad accordi precedentemente stipulati fra Carlo I e il Pontefice, concesse ai suoi figli il possesso dei feudi stessi. Alcuni anni dopo, però, nel 1295, il re trasferì diversi castelli (e fra questi Fontana e Atina) al conte Roffredo II Caetani, fratello di Bonifacio VIII. Fontana era allora obbligata ad una contribuzione annuale di 40 once d’oro.

Dalle Rationes Decimarum della Campania, abbiamo un quadro preciso della situazione delle diverse chiese che sorgevano a Fontana nel periodo 1308-1310. Sono citate: la vecchia ciesa (o cella) di Santa Maria de Castro Sypionis, che era tassata per un’oncia ed era quindi ancora la più importante di Fontana; le chiese di Santa Lucia, S. Andrea e S. Stefano, che congiuntamente pagavano dieci tarì; infine, il Rettore della chiesa di Santo Spirito doveva versare 6 grana.

Nel 1349, un grave colpo alla situazione sinora delineata fu inferto dal gravissimo terremoto che si abbatté sulla zona, avendo come epicentro Cassino, dove fu distrutta l’Abbazia. Fu allora raso al suolo il borgo medievale di Atina (sul Monte Santo Stefano), ma notevoli danni si ebbero, a largo raggio, da Fontana ad Alvito, Sora e Veroli.

Il centro fontanese ritorna alla ribalta nel 1451, quando il re di Napoli, Alfonso I d’Aragona, mentre con il suo esercito si dirigeva verso la Toscana, ammalatosi gravemente, fu trasportato da Campolato nel vicino Castello di Fontana, dove rimase per circa due mesi, sino al momento in cui, ristabilito, si trasferì a Trajetto.

Dal 1443 al 1461 Fontana fu sotto il dominio dei Cantelmo. A Nicolò Cantelmo, duca di Sora e di Alvito, successe il figlio Piergiampaolo, che nel 1458 si schierò contro il re Ferdinando I d’Aragona, a favore degli Angioini. Sopraggiunse allora, in appoggio a Ferdinando I, un esercito papalino, guidato da Napoleone Orsini, che conquistò Sora, Isola, Castelluccio, Arpino e Fontana. Con un successivo contrattacco, gli eserciti uniti di Piergiampaolo e di Antonio Caldora, riconquistarono Fontana, Arce ed altre terre, ma fu questa una vittoria effimera, perché neI 1461 un più potente esercito del Papa, condotto da Antonio Piccolomini e Federico di Montefeltro, assediò Castelluccio e costrinse alla fuga il Cantelmo, che dovette poi consegnare i castelli di Fontana e Casalvieri, come garanzia delle condizioni di pace.

In seguito a rinnovate azioni ostili del Duca di Sora, vi fu un ulteriore intervento di Napoleone Orsini e questa volta, dopo la capitolazione del castello di Isola, furono ceduti allo Stato Pontificio Sora, Arpino, Isola, Castelluccio, Fontana e Casalvieri. Il pontefice Pio Il, nel 1463, concedeva ad Aldo Conti, Signore di Valmontone, le Terre di Arce, Fontana, Santopadre e la Torre di Campolato. L’importanza del Castello fontanese in quest’epoca è sottolineata dal fatto che lo stesso Pio II, nei suoì Commentari (V libro), scriveva che i due “oppida” (centri fortificati) dì Fontana e di Casalvieri erano situati in posizioni idonee ed erano ben fortificati.

In seguito ad un accordo fra Ferdinando I d’Aragona ed il papa Sisto IV, nel 1472 il Ducato di Sora (comprendente Fontana) tornava al Regno di Napoli ed era assegnato a Leonardo della Rovere.

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