
La Storia
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Coreno Ausonio solo in questo dopoguerra ha
cominciato a trarre vantaggio dalla natura geologica del suo territorio, poiché
in questi ultimi decenni le pietre del monte Maio, alle cui pendici giace il
paese, sono state riconosciute quale pregevole marmo. Questo marmo, denominato
Coreno, è oggi la fortuna del piccolo centro aurunco. La natura è stata, per il
resto, avara con Coreno perché, anche se collocato in buona posizione, non gli
ha dato una terra fertile.
Il paese di Coreno Ausonio è sorto lungo una strada
pedemontana di collegamento, interna dell’area aurunca; la via parte da Ausonia
e conduce ai paesi di Castelforte e Santi Cosma e Damiano. Si giunge a Coreno da
Cassino, ma anche da Formia, i due principali centri del La zio meridionale.
Da Coreno si gode un ampio panorama verso il mar
Tirreno, potendovi scorgere perfino le isole Pontine; dal monte Maio (metri 940)
la vista spazia anche sul cassinate e sulla valle del Liri. |
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Abitanti:
Corenesi
Festa
patronale: Santa Margherita
Frazioni e
Località: -
Comuni
limitrofi: Ausonia, Castelforte, Castelnuovo Parano,
Minturno, San Cosma e Damiano, Spigno Saturnia, Vallemaio.
Distanza da
Frosinone Km. 62
Autostrada:
A1 Cassino |
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Coreno fino al Cinquecento era un insieme di
casali, denominate frazioni durante il regno napoletano, appartenenti al
comune di Fratte (oggi Ausonia); solo in quel periodo si rese autonomo,
costituendosi in comunità riconosciuta. La zona fu anticamente abitata, ma
nel territorio corenese non si sono trovate antichità significative e per
molti secoli la storia di Coreno coincise con quella di Fratte.
Secondo lo storico locale Giuseppe La Valle, i
casali risalgono almeno all’anno Mille, e documenti da lui trascritti ci
informano che le diverse frazioni non erano fortificate, e quindi non
dettero mai vita a una terra murata.
L’origine del nome è fatta risalire alle
parole greche Kora oinou, paese del vino; e infatti il vino è
l’unica produzione notevole dell’antica Coreno: esso veniva esportato fino
a Napoli.
Alcuni fanno invece derivare il toponimo da
un’altra parola greca, Korinem, che indicherebbe la clava di
Ercole, venerato in un tempio non lontano dal paese.
All’antico nome di Coreno nel 1862 venne
aggiunto il secondo termine, Ausonio, per il solo motivo di distinguerlo
da un Coreno in Lombardia.
Dal punto di vista politico-amministrativo il
paese è stato sempre soggetto agli ipati (signori) di Gaeta e poi ai duchi
di Traetto, fino al 1806, anno dell’abolizione della feudalità.
Si trovava
ai margini di questi domini, vicino ai confini territoriali della Terra di
San Benedetto, possedimento dell’Abbazia di Montecassino. La storia corenese, per quanto se ne sa, consiste in poche notizie non collegate.
Verso la fine del Trecento venne costruita la Parrocchiale di Santa
Margherita, che sostituì una chiesa più antica, Santa Maria dei Vignali.
Del Quattrocento possediamo una lista di fuochi, con l’elenco di 54
capifamiglie, che risulta utile per nomi e toponimi. Sempre al XV secolo
risale la disputa con il comune frattese, che sottintendeva un desiderio
di indipendenza, mascherato da motivazioni diverse: si aspirava alla
separazione delle parrocchie e all’autonomia nell’amministrazione della
giustizia, autonomia che venne raggiunta solo alla metà del Cinquecento e
consacrata dalla redazione di uno statuto comunale nel 1591. La peste del
1656 provocò ingenti perdite con punte di 24 decessi al giorno. Ancora nel
1690, secondo un documento dell’epoca, i casali erano fortemente
spopolati.
L’economia locale alla fine del Seicento era
fondata sulla produzione di fieno, olive, frumento e mais; quando la
produzione non era sufficiente, gli alimenti si acquistavano nei paesi
vicini.
Nell’Ottocento Coreno seguì le sorti del regno
napoletano passando, fra episodi oscuri di disordine e di brigantaggio, al
regno unitario nel 1860. Dipese prima dalla provincia di Caserta, e dal
1927 da quella di Frosinone.
Particolarmente gravi i danni subìti da Coreno
nella seconda guerra mondiale: quasi tutte le abitazioni furono distrutte
o danneggiate. Di episodi gravissimi di violenza furono protagoniste le
soldatesche germaniche e nordafricane.
Terminato il conflitto, i corenesi hanno
ricostruito il paese, senza un preciso piano, sviluppandolo soprattutto
lungo la strada di collegamento con la zona aurunca. Grazie alle numerose
cave di marmo, l’économia è lievitata: numerose sono le imprese che
lavorano in questo settore. Oggi Coreno è occupato nella valorizzazione
delle sue cave, ogni anno si organizza una esposizione di marmi lavorati e
di macchinari. |