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Note Storiche
Per secoli Castelnuovo rimase sotto la giurisdizione cassinese, salvo alcuni periodi in cui fu occupato da Braccio da Montone, dai conti di Spigno e dai D’Aquino. Nel 1806, in seguito alle riforme napoleoniche, Castelnuovo dipese dal governo centrale napoletano e solo dopo il 1870 entrò a far parte della provincia di Caserta, e nel 1927 della provincia di Frosinone. Durante la seconda guerra mondiale l’abitato fu gravemente, danneggiato dai combattimenti fra alleati e germanici lungo la cosiddetta linea Gustav. Nel dopoguerra il paese subì una forte emigrazione successivamente diminuita per l’industrializzazione del cassinate. L’apertura delle cave di marmo nella vicina Coreno Ausonio e la costruzione della superstrada Cassino-Formia crearono nuove, ulteriori opportunità di lavoro. Attualmente la popolazione è occupata per la maggior parte nell’industria: in secondo piano è rimasta la tradizionale attività agricola. Nella frazione principale, Terra, si notano la torre principale e le tre porte d’accesso del castello rimaste in piedi. Nella valle dell’Ausente, vicino alla superstrada, sorge la Chiesa di Sant’Antonio. Questa testimonia una presenza benedettina nel territorio e si ipotizza un’edificazione coeva alla costruzione del castello anche se i primi documenti risalgono al Trecento. All’interno sono stati portati alla luce affreschi di origine diversa: quelli più antichi hanno un evidente influsso bizantino nella ieraticità e nella stilizzazione delle figure, altri appartengono alla scuola pittorica cassinese. Sono ancora molto vive tradizioni popolari quali la “serenata” e il “tocco”. La serenata è uno dei riti di corteggiamento, mentre il tocco è il dono agli amici di un ciocco di legna la sera dell’ultimo dell’anno per “riscaldare” la famiglia amica e rinsaldare così i rapporti.
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