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Note Storiche
Casale è il primo ad essere documentato nel 1050; secondo storici locali, nel 1059 le popolazioni vennero riunite in un castello costruito da Oderisio, conte dei Marsi, proprio sul lago della villa di Attico: del castello esistono ancora i ruderi nella contrada Montattico. Dal punto di vista politico i centri che oggi formano il comune di Casalattico erano legati alla signoria cominese, ai d’Aquino, ai Cantelmo ma cambiarono spesso signore. Nel 1439 papa Eugenio IV aggregò Casale e Montattico alla contea di Arpino e nello stesso secolo i due centri furono sottoposti prima a Bernardo Gaspare d’Aquino e poi a Giovanni della Rovere. Nel 1583 Giacomo Boncompagni acquistò lo stato di Arpino, da cui dipendeva Casalattico. Con i Boncompagni il centro politico del loro stato divenne la città di Sora e le due frazioni principali di Casale e Montattico vennero unite in un unico comune con Casalvieri. La separazione avvenne soltanto verso la metà del secolo scorso. Nel primo Ottocento apparvero a Casalattico i briganti; i banditi uccisero e rubarono: fra le vittime la giovane ventenne Isabella Taddei, la cui morte fu a lungo attribuita al famoso brigante Fra’ Diavolo. Secondo una versione popolare, il brigante avrebbe aggredito la bellissima ragazza e, respinto, l’avrebbe pugnalata. Dopo la spedizione dei Mille, i contadini si schierarono col regime borbonico per ché i “galantuomini” erano liberali; famosa fu la dimostrazione del 25 settembre 1860 allorché le popolazioni di Casalattico, Montattico e di tutta la zona accesero grandi falò in favore di Francesco II. Dopo l’unificazione, l’emigrazione divenne permanente: in un solo anno, fra il 1901 e il 1902, emigrò il cinque per cento dell'intera popolazione. Di questo fenomeno sociale resta un patrimonio documentario rappresentato dalle fotografie degli emigranti. Gran parte dei casalatticesi si diresse verso la Gran Bretagna; alcuni fecero fortuna come sir Charles Forte, che divenne il più famoso personaggio di Casalattico, animatore della festa di Sant’Antonio, in occasione della quale tornava nel paese e contribuiva a far rinnovare le tradizioni locali. In suo onore la frazione natia di Mortale è stata ribattezzata Monforte e gli è stato dedicato un centro sportivo. Durante la seconda guerra mondiale il paese si trovò nelle immediate retrovie del fronte di Cassino: ospitò profughi, collaborò con la resistenza, diede vita a varie iniziative di lotta e la gente non fu risparmiata dalle retate tedesche e dai molti bombardamenti alleati. Nel dopo guerra l’emigrazione continuò e il paese si spopolò quasi del tutto. Il centro storico è naturalmente quello di un piccolo paese, c’è un’unica strada centrale da cui partono vicoli di scollinamento; dall’esterno si possono notare le tracce dell’antica terra murata, con qualche torre ingiobata nella cinta delle case. Nella Chiesa di San Barbato si conservano una Immacolata del 1703, attribuita a Jacopo Colombo pittore della scuola napoletana, due tavole di un polittico che rappresentano San Carlo Borromeo, San Pietro Martire e una Madonna del Carmelo con Santi attribuita a Taddeo Kuntz e dipinta intorno al 1765.
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