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ITINERARI Itinerario 3: La Civita Vecchia.
Superati una serie di tornanti, sul costone della collina, si giunge in vista dell’acropoli arpinate di Civitavecchia (m. 630 s.l.m.), con le sue possenti mura in opera poligonale, riutilizzate nel sistema difensivo medievale. La cinta muraria antica comprendeva, oltre l’arx, la collina di Civita Falconara e la parte bassa della città (con il forum), presentando un circuito di circa tre chilometri.
Le originarie mura volsche (probabilmente
costruite nel IV sec. a.C.), sulle quali poco sappiamo, insistevano
sull’altura della Civita Falconara. Il rifacimento e soprattutto il grande
ampliamento si devono ai Romani e sono quindi successivi al periodo della
loro occupazione.
Lasciata sulla destra la chiesetta della Santissima Trinità, attraverso il borgo, si percorre la via principale, dal fondo acciottolato. Sulla destra notiamo un’abitazione con le aperture a scivolo convergenti sui lati del portone, che per mettevano nel passato di difendere l’ingresso da briganti e malintenzionati; più oltre, occhieggiano fra la vegetazione i ruderi di una bella casa secentesca, con una grande ed aerea arcata, un caminetto, ecc. Infine, si perviene alla chiesa di San Vito, citata nelle decime del 1308 - 1310 per una contribuzione di due tarì e poi, ancora, in un testamento del 26 settembre 1484, in cui la testatrice disponeva per la sua sepoltura nell’antica tomba di famiglia, nella Cappella dell’Annunciazione; un’iscrizione, a destra dell’altare maggiore, ricorda un restauro nella stessa cappella. Altri restauri dell’edificio furono eseguiti nel 1870 e dopo il terremoto del 1915. La chiesa presenta tuttora essenzialmente una struttura dal XVI al XVII secolo, con un’interessante facciata in pietra locale. Nell’interno, suddiviso in tre navate e molto rimaneggiato, si osservano una tela del Cavalier d’Arpino con S. Vito, S. Crescenzo e S. Modesto, una statua lignea di San Vito dello scultore Michele Stoltz, l’organo secentesco ed il soffitto in legno della sacrestia (sec. XVII). |
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